Folklore argentino: la chacarera

La chacarera è una musica ed un ballo folkloristico argentino. E qui, ancora prima di iniziare, troviamo un problema da risolvere: cos’è il folklore. Infatti bisogna fare molta attenzione a calibrare questo termine per descrivere una musica od un ballo perchè in alcuni casi il fanatico dell’una o dell’altro potrebbe reagire indignato.

E quindi facciamo prima di tutto un po’ di chiarezza.

Il termine folklore fu introdotto per la prima volta solamente verso la metà dell’800 da un antropologo inglese e poi accettato comunemente come nuovo vocabolo qualche anno più tardi. Con questa parola si intende descrivere tutte quelle forme, contemporanee di aggregazione sociale, incentrate sulla rievocazione di antiche pratiche popolari ovvero tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate “tradizioni popolari”, dai canti alle sagre, dalle superstizioni alla cucina. Due secoli prima Giambattista Vico aveva cercato di descrivere tutto ciò con il termine poco fortunato di “rottami di antichità”.

Stando a questa definizione possiamo tranquillamente concludere che la chacarera è folklore, mentre il tango non lo è di sicuro.

Un po’ di storia

Tornando ora alla chacarera cerchiamo di capire dove è nata.

Non essendoci delle fonti esatte che permettono di definire le sue origini, lasciamoci guidare dalla leggenda secondo la quale si racconta che questo ballo ebbe origine nella provincia di Santiago del Estero, nella parte Nord Ovest dell’Argentina, anche se alcuni obbiettano sul fatto che abbia delle radici boliviane.

La cosa importante da ricordare al riguardo è che tutte le zone, tra loro limitrofe, dove si pensa sia nata la chacarera, sono caratterizzate da un clima abbastanza arido, con grandi distese di terra polverosa. Questo dettaglio è importante per immaginarsi e capire una parte molto importante della chacarera, el zapateo, dove l’uomo con dei movimenti al limite della slogatura delle caviglie e delle ginocchia, colpisce violentemente la terra con l’interno e l’esterno del piede.

Iimages3l nome di questo ballo deriva dal vocabolo “chacarero”, ossia lavoratore della fattoria, perchè generalmente si ballava nelle zone di campagna, anche se lentamente riuscì a penetrare anche nelle città.

Agli inizi del XIX secolo la chacarera arrivò a Buenos Aires, però per la sua caratteristica di musica legata strettamente alle tradizioni argentine si scontrò con le culture delle diverse etnie presenti nella città, frutto della massiccia immigrazione che dalla metà del secolo aveva inondato le coste del Rio de la Plata. Questa Babele di lingue, di suoni, di colori e tradizioni aveva già innescato un processo di fusione che era riuscito a filtrare attraverso le varie differenti culture una musica ed un ballo che rappresentava tutti: il tango.

images4Per questo motivo la chacarera non riuscì ad attecchire nella capitale argentina, ma si propagò con grande prosperità in altre zone, dove l’ondata migratoria si era stemperata con le popolazioni native.

Negli anni sessanta la musica, e conseguentemente il ballo della chacarera, aumentò la sua diffusione grazie a musicisti, quali Los Chalchaleros, Los Tucu Tucu, Los Carabajal, che seppero nobilitare il genere, portandolo al di fuori dalle esecuzioni improvvisate o dilettantistiche, ed offrendo delle interpretazioni di brani tradizionali altamente professionali. La magia di questa musica fece il resto.

Chacarera del Triste – Loschanchaleros

Di seguito proponiamo due classici esempi di chacarera. L’assiduo frequentatore di milonghe probabilmente sorriderà, perchè sa di conoscere meglio questi brani rispetto a molti tanghi. Infatti nove volte su dieci la scelta del musicalizador ricade proprio su queste due chacareras e non si capisce bene se è per mancanza di fonti oppure per paura di deludere gli abitudinari.

Chacarera del rancho – Los Manseros Santiagueños

 

Chacarera santiagueña – Pallavecino Sixto

La chacarera continua il suo processo evolutivo ed il suo viaggio per il mondo con interpretazioni e rivisitazioni di artisti di indiscusso talento. E’ il caso di Luis Salinas, grande compositore e chitarrista argentino che ha dedicato al folklore due bellissimi album.

La humilde – Luis Salinas

 

images1 La coreografia

Il ritmo della chacarera è abbastanza composito e, per chi la balla le prime volte, decisamente ingannevole. Osservando da vicino gli ingredienti musicali che la compongono si può notare che la misura solitamente usata è il 6/8 , ossia ogni battuta è formata da due gruppi di tre note ciascuno. Ma mentre la parte della melodia, che può essere il canto, i violini oppure la chitarra segue questo andamento incalzante, il sostegno ritmico dato dalle percussioni, dal basso o dalle chitarre, con il loro andamento sincopato, sono in 3/4. Tutte le parti poi si intrecciano e scivolano per arrivare ad unirsi nella nota accentata che è la prima della battuta. La tonalità usata è solitamente in minore e questo conferisce una atmosfera illuminata da una luce tenue ed ondeggiante, come fosse un ricordo.

Il dondolio quasi ipnotico che si crea con la continua ripetizione di questa figura ritmica è la caratteristica che permette di dare alla chacarera un andamento circolare, sognante, quasi magico, che da quasi l’impressione che i ballerini siano trascinati dai vortici creati dalla musica.

La prima parte della chacarera è una introduzione, durante la quale i ballerini rimangono fermi e seguono il ritmo battendo solo le mani. L’introduzione solitamente viene iniziata da uno dei musicisti che grida “¡Se va la primera!” (o semplicemente “¡Prímera!”).

Una volta finita l’introduzione musicale un secondo grido “¡Adentro!”, avverte che inizia la parte ballata, che qui di seguito schematizziamo nella sua suddivisione in 8 parti:

                 1)                                         2)                                       3)                                     4)

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5)                                        6)                                      7)                                       8)

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Nei movimenti 1) 2) 3) 5) 7) e 8) il passo base della chacarera, simile a quello di molte danze folkloriche argentine, è formato da tre movimenti che ricordano l’1-2-3 del walzer:

1) un passo lungo con il piede sinistro;

2) il piede destro si avvicina al piede sinistro appoggiando solo la punta e ricevendo il peso del corpo;

3) il piede sinistro fa un altro passo in avanti, più piccolo del primo, e riceve nuovamente il peso del corpo.

Il passo successivo riparte dall’1) ma questa volta con il piede destro.

Molto suggestiva è la parte numero 4) e numero 6) dove la donna e l’uomo eseguono due coreografie diverse. In questo momento la caratteristica di danza di corteggiamento raggiunge il culmine.

Mentre l’uomo dimostra la propria abilità e virilità nello zapateo, con una serie di movimenti che rasentano l’impossibile colpendo e strisciando il suolo con la punta, il tacco e la parte interna ed esterna del piede, la donna dimostra la sua grazia e femminilità, seducendo con el zarandeo, ossia facendo dei giri senza mai dare le spalle all’uomo, mentre “civettuosamente” sostiene con le mani i lembi della gonna e li muove come se fossero un ventaglio a tesa in giù.

Ecco i quattro zapateos di una chacarera. La qualità del video non è senz’altro buona, ma chiarisce le idee di cosa si intende per movimenti al limite della slogatura. Fate attenzione al IV zapateo ed alla giravolta fatta sulla caviglia.

Per gli amanti dei video corsi ed i desiderosi di apprendere i segreti del zapateo ecco delle istruzioni molto dettagliate da seguire con un po’ di pazienza.

La coreografia della chacarera finisce con il musicista che grida Ahura (ahora, ossia adesso). La coppia di ballerini con un mezzo giro raggiunge il centro e l’uomo simbolicamente incorona la donna cingendole la testa col le mani. Solitamente questo momento è sostituito con un abbraccio coreografico ed un sorriso di liberazione, dopo tanti giri ecco il meritato premio.

Ed ecco finalmente una chacarera completa con costume tipico

ed una invece ballata in giacca e cravatta

images5 Nelle milonghe di Buenos Aires alla chacarera e alla zamba, altra danza folklorica argentina, è dedicato in una serata solitamente un intermezzo, ossia la pausa che c’è alla fine del ciclo di una delle tande (4 tanghi + 4 tanghi + 3 vals + 4 tanghi + 4 tanghi + 3 milonghe) . Oltre al piacere di vedere una moltitudine di persone che, tutte con il loro stile, interpretano questo ballo, è veramente uno spettacolo guardare dei ragazzi e delle ragazze volteggiare ripercorrendo i movimenti e lo spirito dei loro antenati. La grazia in questi balli e il denominatore comune in considerazione del fatto che si iniziano a ballare già nelle scuole primarie, essendo il folklore una materia formativa ritenuta importante in Argentina.

Anche nelle milonghe Europee ultimamente alcuni musicalizador propongono un paio di chacareras a serata. Il problema, salvo rare eccezioni, sono le prestazioni un po’ da dilettanti allo sbaraglio dei pochi coraggiosi ballerini, che, inventandosi zapateos che sanno poco di pamapa e più di tarantella, arrivano alla fine della chacarera con un sospiro di sollievo.

CAG3SABCCAGSDQLACASZQ8KTCA5X00RJCALTJI16CA88UUIMCAUUS9BMCAA6MWY5CAV21744CAHNQU5RCAOU7HUVCATYNC4BCAD2236BCAL2CVPYCALWT5DICAAG45ZFCAS5486CCA4JOXI9CA2NSNNY Ma ecco una provocazione che forse potrebbe rilevarsi anche una sciocchezza. Senza assumerci alcuna responsabilità e scusandoci con i cultori, perchè non proviamo ad azzardare quale potrebbe essere l’antenato più probabile della chacarera ??? Un antenato dal nome simile sbarcato nelle americhe più di quattro secoli fa, dopo aver attraversato l’oceano per accompagnare ed alleviare il viaggio di donne e uomini coraggiosi, o disperati, o tristi perchè consapevoli di abbandonare per sempre la loro terra.

Questo misterioso antenato potrebbe forse essere la chacona, la danza in tre tempi che faceva ballare nel ‘600 tutta l’Europa ???

Proviamo ad ascoltarne un prezioso esempio composto intorno al 1670 da Juan Arenas e dal titolo Chacona a la vida bona .

 

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