Malena

malenaMalena, sì …  proprio quella del tango, nacque a Buenos Aires il 30 aprile del 1913 ed il suo nome era Elena Torteloro. Con il nome d’arte di Malena de Toledo, Homero Manzi la ascoltò in un locale notturno di Porto Alegre verso la fine del 1941, durante il ritorno da un viaggio in Messico. Appena arrivato a Buenos Aires, Manzi si incontrò subito con Lucio Demare, insieme al quale poco prima aveva confezionate un grande successo: la milonga Negra Maria. Demare scrisse la celebre melodia del tango con una velocità sorprendente, come se le note sgorgassero dalle parole, come se fossero la naturale conseguenza dei versi poetici. Il testo e la musica definitiva furono consegnati per la prima esecuzione all’orchestra di Demare ed al cantante Juan Carlos Miranda nel gennaio del 1942.

Malena è uno dei tanghi più belli della decada del ’40, la decada de Oro: tanto la musica come i versi sono di una elevata qualità e di profondo contenuto sentimentale.

Il fatto poi che il personaggio cantato nel tango sia sorto dalla realtà, in un anonimo e fumoso locale notturno nascosto chissà dove, rende l’immagine che si crea nell’ascoltarlo ancora più misteriosa ed affascinante.

 

La storia racconta il modo appassionato e sensuale di Malena di cantare il tango, un modo unico che viene descritto dal poeta Manzi ricorrendo ad una serie di magnifiche metafore. Il “tono scuro” del canto di Malena, la sua voce di ombra che ha il profumo dell’erba,  il sapore freddo dell’ultimo incontro che rimane dopo averla ascoltata. Con il testo di Malena accade qualcosa di molto particolare nel tango: si apre una nuova dimensione prima quasi mai esplorata. Il modo in cui si esprime Manzi è innovatore, è ricco di immagini sorprendenti, di parole che non sono abitualmente in contatto le une con le altre, vocaboli che al toccarsi creano come una scarica elettrica che porta il nascere di un ricordo. Manzi ha il grande merito di aver definitivamente introdotto tramite la metafora la poesia nel tango.

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Il grande successo del brano portò come conseguenza naturale il sorgere di numerose leggende sulle sue origini, ed in particolare su chi fosse in realtà la Malena descritta nei versi di Manzi. Oltre alla versione già raccontata, una delle più attendibili è quella che vede come ispiratrice la celebre cantante Nelly Omar, con il suo inconfondibile stile ed il caldo timbro vocale che sembra corrispondere perfettamente al personaggio evocato nel tango.

Manzi infatti conosceva bene la famosa interprete, e con lei successivamente ebbe una lunga storia d’amore. Può essere quindi verosimile che una cantante anonima con una voce simile a quella di Nelly Omar, in un fumoso locale lontano da casa, possa aver innescato l’alchimia dell’ispirazione poetica.

Se è vera questa ipotesi, ecco la voce di Malena.

 

 

El Dia que me quieras – Nelly Omar 

 

 

Ed ecco invece la prima versione ascoltata da Manzi.

 

 

Malena – Orquesta Lucio Demare canta Juan Carlos Miranda

 

 

 

 

Malena

Tango

1941

Música: Lucio Demare

Letra: Homero Manzi

Malena canta el tango como ninguna
y en cada verso pone su corazón.
A yuyo del suburbio su voz perfuma,
Malena tiene pena de bandoneón.
Tal vez allá en la infancia su voz de alondra
tomó ese tono oscuro de callejón,
o acaso aquel romance que sólo nombra
cuando se pone triste con el alcohol.
Malena canta el tango con voz de sombra,
Malena tiene pena de bandoneón.

 

 

 

 

 

Tu canción
tiene el frío del último encuentro.
Tu canción
se hace amarga en la sal del recuerdo.
Yo no sé
si tu voz es la flor de una pena,
sólo sé que al rumor de tus tangos, Malena,
te siento más buena,
más buena que yo.

 

 

 

 

 

Tus ojos son oscuros como el olvido,
tus labios apretados como el rencor,
tus manos dos palomas que sienten frío,
tus venas tienen sangre de bandoneón.
Tus tangos son criaturas abandonadas
que cruzan sobre el barro del callejón,
cuando todas las puertas están cerradas
y ladran los fantasmas de la canción.
Malena canta el tango con voz quebrada,
Malena tiene pena de bandoneón

Malena canta il tango come nessuna

ed in ogni verso mette il suo cuore.

Di erbacce di periferia la sua voce profuma,

Malena ha pena del bandoneón.

Forse nella sua infanzia la sua voce di allodola

prese quel tono scuro di stradina,

o magari quel amore che solo chiama

quando diventa triste con l’alcol.

Malena canta il tango con voce d’ombra,

Malena ha la pena del bandoneon.

 

La tua canzone

ha il freddo del ultimo incontro.

La tua canzone

si fa amara nel sale del ricordo.

Io non so

se la tua voce è il fiore di una pena,

solo so che al mormorio  dei tuoi tangos, Malena,

ti sento più buona,

più buona di me.

 

I tuoi occhi sono scuri come l’oblio,

le tue labbra serrate come il rancore,

le tue mani sono due colombe che hanno freddo,

le tue vene hanno sangue di bandoneón.

I tuoi tangos sono creature abbandonate

che attraversano il fango della stradina,

quando tutte le porte sono chiuse

e abbaiano i fantasmi della canzone.

Malena canta il tango con voce spezzata,

Malena ha la pena del bandoneón.

 

 

 

Ed ancora altre due versioni molto suggestive; in particolare la prima è quella di Pugliese che, come sua abitudine, ha aggiunto il suo stile interpretativo geniale. Il risultato è un brano bellissimo dove la genialità è al quadrato.

Malena – Osvaldo Pugliese

 

Malena – Adriana Varela

 

 

Ed ecco un suggestivo video fotografico, con la magnifica voce di Roberto Goyeneche, el Polaco.

 

 

 

 

E per finire una chicca per gli appassionati di chitarra. Ascoltate, nell’interpretazione del grandissimo chitarrista David Russell, il Choro No.1 datato 1920 del geniale compositore brasiliano Heitor Villa Lobos. Non vi ricorda qualcosa?

 

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