Adiós Muchachos

Scritto da Oreste Candela

Giugno 29, 2016

C’era una volta, una sera di tanto tempo fa in una esquina di Buenos Aires, un gruppo rumoroso di amici. Al momento di salutarsi uno di loro, scherzando con la drammaticità delle parole, disse: “Addio ragazzi…”. Il saluto, per il suo significato immediato di perdita definitiva,  fu di ispirazione per uno di quei ragazzi, il musicista J. C Sanders, che poco dopo compose la musica di Adiós muchachos.  Il tango rimase per un breve tempo patrimonio di quei ragazzi finchè un giorno lo suonano in una festa frequentata da importantissimi musicisti, autori e interpreti. L’applauso fu unanime, ed anche l’idea di farlo conoscere al grande pubblico. Il successo fu immediato, il 10 settembre 1927 lo registrò Agustίn Magaldi, e da quel momento in poi fù come una epidemia. A gennaio del ’28 lo avevano già registrato le orchestre di Firpo, Fresedo, Lomuto e Canaro, e furono numerose poi le versioni in altre lingue.

L’enorme popolarità che ha avuto Adiós muchachos è uno dei misteri che rendono immortali alcune canzoni popolari. La loro capacità di toccare emozioni profonde già provate, storie già vissute, la bella melodia, le parole tragiche che raccontano di sentimenti toccanti, in questo caso la storia di un moribondo, sono gli ingredienti perfetti per l’immortalità.

In Argentina non è facile sentire questo tango perchè si dice che porti sfortuna e che chi lo suona e lo canta si sottopone a gravi disgrazie. C’è un aneddoto che narrano i vecchi musicisti secondo il quale quando in un cabaret si licenziava una orchestra, il proprietario doveva “dare cinque giorni”, ossia doveva avvisare i componenti dell’orchestra cinque giorni prima che fossero licenziati. Durante quei cinque giorni fatali, l’orchestra doveva suonare “addio ragazzi” a modo di congedo. E per questo motivo che nessuno vuole suonare questo tango, non si sa mai…

Di sicuro, o perlomeno lo speriamo, ascoltarlo non avrà alcuna conseguenza negativa, e quindi eccolo nella bellissima interpretazione di Canaro.

Adios muchachos – Orquesta Francisco Canaro canta Roberto Maida 1938 

Adiós muchachos

Tango 1927

Música: Julio César Sanders

Letra: César Vedani

Adiós muchachos, compaňeros de mi vida,

Barra querida de aquellos tiempos.

Me toca a mί hoy emprender la retirada,

Debo alejarme de mi buena muchachada.

Adiós muchachos. Ya me voy y me resigno…

Contra el destino nadie la talla…

Se terminaron para mί todas las farras,

Mi cuerpo enfermo no resiste más…

Acuden a mi mente

recuerdos de otros tiempos,

de los bellos momentos

que antaño disfruté

cerquita de mi madre,

santa viejita,

y de mi noviecita

que tanto idolatré…

¿Se acuerdan que era hermosa,

mas bella que una diosa

y que, ebrio yo de amor,

le di mi corazón?

Mas el seňor celoso

de sus encantos,

hundiéndome en el llanto

me la llevó.

Es Dios el juez supremo.

No hay quien se le resista.

Ya estoy acostumbrado

su ley a respetar,

pues mi vida deshizo

con sus mandatos

al robarme a mi madre

y a mi novia también.

Dos lágrimas sinceras

derramo en mi partida

por la barra querida

que nunca me olvidó

y al darle, mis amigos,

mi adiós postrero,

les doy con toda mi alma,

mi bendición.

Addio ragazzi, compagni della mia vita,

gruppo caro di quei tempi.

Tocca a me oggi intraprendere la ritirata,

devo allontanarmi dai miei buoni amici.

Addio ragazzi. Me ne vado, mi rassegno…

Contro il destino nessuno può andare

Sono finite per me tutte le feste,

il mio corpo malato non resiste più…

Occorrono a la mia mente

ricordi di altri tempi,

dei bei momenti

che anni fa ho assaporato,

vicino a mia madre,

santa vecchietta,

e alla mia ragazza

che tanto idolatrai…

Vi ricordate quanto era bella,

più bella che una dea

e che, io ubriaco d’amore,

le diedi il mio cuore?

Però il Signore geloso

dei suoi incanti

profondendomi nel pianto

me l’ha portata via.

È Dio il giudice supremo.

No ce nessuno che gli opponga resistenza.

Io sono già abituato

la sua legge a rispettare,

perchè la mia vita ha disfatto

con i suoi mandati

al rubarmi mia madre

e anche la mia ragazza.

Due lacrime sincere

piango nella mia partenza

per il gruppo di amici

che mai mi dimenticò

e al dare ai mie amici,

il mio ultimo addio,

vi do con tutta la mia anima,

la mia benedizione.

Come detto in precedenza Adiós muchachos viaggiò parecchio per il mondo … fino addirittura ad arrivare sulla luna, con Armstrong …

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